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Nato a Milano il primo bambino da ovocita vitrificato da madre che aveva avuto un cancro

Non era mai successo che una paziente oncologica, una volta sconfitto il cancro, riuscisse a partorire un bambino a partire da ovociti congelati con la tecnica della vitrificazione. Il primo caso in Italia, a Milano, fornisce nuove speranze a tutte le donne affette da malattie oncologiche o ginecologiche che vogliono diventare madri.

Oltre alla malattia stessa e allo stress e al dolore che questa comporta, quando a una donna in età riproduttiva viene diagnosticato un cancro c'è un altro grande problema: quello della possibilità di diventare sterili a seguito delle cure oncologiche, per il quale molte donne che hanno sconfitto il cancro non riescono più a concepire. Ma una tecnica che solo da poco è uscita dalla fase sperimentale potrebbe aiutare in questo senso. Si tratta della vitrificazione: è infatti nato a Milano lo scorso 26 ottobre il primo bambino concepito in Italia da un ovocita congelato con questa tecnica in una paziente oncologica.
 
 
"Madre e figlio stanno bene", ha dichiarato Filippo Maria Ubaldi, Responsabile Clinico dei Centri Genera strutture di medicina della riproduzione, la cui sede di Roma presso la Clinica Valle Giulia ha assistito la donna durante l'intera procedura. Nel 2008, dopo esserle stato diagnosticato un carcinoma ovarico border line, la mamma decise di sottoporsi al prelievo e alla crioconservazione degli ovociti per preservare la propria fertilità messa a rischio dalle terapie che avrebbe dovuto sostenere. Proprio quest'anno, la donna dopo aver superato la malattia, è tornata per essere sottoposta a trasferimento di un embrione ottenuto dalla fecondazione degli ovociti criopreservati 5 anni prima. La procedura ha portato con successo all’instaurarsi di una gravidanza conclusasi con il parto.
 
In realtà non si tratta del primo bambino mai nato con questa tecnica, per la quale il primo successo è datato 1999: è stato proprio allora, infatti, che nel centro S.I.S.Me.R di Bologna c'è stato il primo parto al mondo con una gravidanza ottenuta a partire da ovociti congelati mediante vitrificazione; e a questo hanno fatto seguito i risultati ottenuti da vari altri centri nel mondo. “Ma nel caso del 1999, come in molti altri successivamente nel mondo, la procedura di congelamento con vitrificazione avveniva nell'ambito di procedure di procreazione medicalmente assistita di routine (quando la donna produce ovociti in surplus), e non in pazienti oncologiche”, ha spiegato a Quotidiano Sanità Laura Rienzi, direttrice del laboratorio GENERA che ha ottenuto il risultato, uno dei primi al mondo ad applicare la tecnica di vitrificazione degli ovociti. Ecco perché questo caso rappresenta una nuova speranza concreta proprio per le tante donne che devono affrontare un trattamento che metterebbe a rischio la loro fertilità.
 

Viene infatti stimato che se ad oltre 700.000 donne viene diagnosticato, ogni anno nel mondo, una patologia oncologica, tra queste, circa il 9% si trova in età potenzialmente fertile. Con l'avanzare della medicina, la loro possibilità di sconfiggere la patologia è sempre più elevata e per questo bisogna necessariamente porre maggiore attenzione sulla loro qualità di vita futura, ed in particolare sulla preservazione della loro fertilità. Dopo più di trenta anni dalla prima nascita e solo dopo l’introduzione della tecnica di vitrificazione, il congelamento ovocitario viene oggi considerato come approccio elettivo per queste pazienti. Ma non solo: latecnica potrebbe diventare la scelta non solo per donne giovani che ricevono una diagnosi di tumore e che decidono di conservare gli ovociti che potrebbero essere distrutti dalle più comuni terapie oncologiche, ma anche nel caso di patologie ginecologiche come l'endometriosi severa, interventi chirurgici invasivi alle ovaie, storia familiare di esaurimento ovarico precoce, oppure anche da donne che decidono, per vari motivi, di posticipare la gravidanza.
 
Ma in cosa consiste di preciso la tecnica e come è nata? In Italia, gli studi sull'argomento sono diventati ancor più intensi dall’entrata in vigore della legge 40/2004 che prevedeva l'impossibilità di crioconservare gli embrioni. Per questo, i centri italiani si sono dovuti obbligatoriamente concentrare sul congelamento di ovociti. Ma se le modalità di congelamento lento erano oramai consolidate in molte parti del mondo per quanto riguarda gli embrioni, non sembravano dare risultati altrettanto buoni quando applicate agli ovociti. Per questo si è sperimentato il congelamento rapido. La tecnica consiste nell'immersione della cellula direttamente in azoto liquido, alla temperatura di -196°C, cosicché questa si possa “vitrificare” cioè si solidifichi rapidamente acquistando un aspetto vitreo, trasparente e privo di ghiaccio. Così, se con lo 'slow freezing' le probabilità di successo che si ottenevano per il corretto congelamento degli ovociti si fermavano appena al 4-5%, con la vitrificazione le percentuali di successo sono molto più alte, che si aggirano intorno al 95% di sopravvivenza degli ovociti e a circa il 50% di possibilità di ottenere una gravidanza.
 
 
Risultati ottimi, tanto che la vitrificazione è stata riconosciuta dalle società scientifiche internazionali ASCO e ASRM come tecnica standard, e dunque non più sperimentale, proprio per l'indicazione in pazienti oncologiche. “Oggi nasce dunque il primo bambino nato da un ovocita congelato con la nuova indicazione di preservazione della fertilità in caso di malattie oncologiche e ginecologiche”, ci ha spiegato Rienzi. “È un giorno di grande felicità per il nostro staff ma anche una data storica per la medicina della riproduzione italiana che conferma il suo primato europeo nella crioconservazione ovocitaria". Che ha poi ricordato anche come ai progressi di questo approccio sarà dedicato anche un Convegno Scientifico, organizzato dal centro GENERA di medicina della riproduzione della Clinica Valle Giulia, che si terrà a Roma il 29 novembre 2013 presso il Macro Museo d’arte contemporanea dal titolo: "Preservazione della fertilità femminile. Aspetti socio-economici, oncologici, ginecologici e giuridici del congelamento ovocitario”.

"Lavorare con voi è stata un'esperienza coinvolgente ed emozionante, che mi ha aperto un mondo di cui solo sospettavo l'esistenza. Esistono dunque ancora valori quali la solidarietà ed il rispetto umano !"

Testimonianza di un volontario LILT

Social LILT

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